Tracce del Maestro di San Jacopo a Mucciana nella Fototeca Zeri

di Michele Danieli
Un primo succinto catalogo dell'anonimo pittore fiorentino chiamato Maestro di San Jacopo a Mucciana è stato riunito da Richard Offner nel 1946 (n. 149, cinque opere); la lista delle sue opere in seguito si è molto allungata con gli interventi di Federico Zeri (1963, p. 263 nota 6, altre sette opere) e Miklós Boskovits (1975, p. 238 nota 164, diciotto nuove opere). Il name piece del gruppo, il trittico ora al Museo di San Casciano in Val di Pesa, è l'unica opera di sicuro appiglio cronologico, dopo che il restauro ha fatto emergere la data 1 gennaio 1398 (1399 more fiorentino, cfr. Proto Pisani 1992).
L'articolo di Zeri del 1963 consisteva in una recensione alla mostra Arte in Valdelsa allestita nel Palazzo Pretorio di Certaldo. In quell'unica occasione lo studioso si misurò con il Maestro di San Jacopo a Mucciana, dedicandogli poche righe nelle quali lo definiva «allievo dell'ultimo Gaddi», «un parallelo del Maestro della Madonna Strauss» che tuttavia non arrivò a comprendere «i calligrafismi e i fatti di ritmo» che andavano emergendo nella Firenze del Quattrocento (p. 247).
 
Nonostante l'assenza di ulteriori interventi a stampa, Zeri continuò a incrementare il fascicolo dedicato all'artista nella sua fototeca privata, arrivando a riunire quasi sessanta fotografie relative a poco più di trenta opere, alcune delle quali tuttora inedite.
Naturalmente nuovi dipinti continuano ad affiorare sul mercato in quanto il pittore, scriveva lo stesso Zeri, «cristallizza una formula fra accademica e artigianesca, ripetuta in un'abbondante produzione» (p. 247).
Ma non è questa la sede per seguire nel dettaglio dinamiche antiquariali. Ci limiteremo a trattare di due tavolette recentemente apparse a un'asta milanese (Finarte, Milano, 29 settembre 2009, lotto n. 201), rappresentanti una Crocifissione di Cristo e San Giacomo e sant'Antonio Abate (tempera su tavola, cm 25 x 11,5 ciascuno). Una perizia di Roberto Longhi del 1962 le assegnava alla scuola di Agnolo Gaddi, mentre il riferimento più preciso al Maestro di San Jacopo a Mucciana si deve ad Andrea De Marchi (scheda asta Finarte).
 
 
Nessun dubbio sull'attribuzione, in quanto i legami stilistici con le opere note sono fin troppo evidenti, né sulla cronologia, poiché è altrettanto chiaro che le due tavole spettano alla fase più tarda del maestro, già nel secondo decennio del Quattrocento nel pieno di quella fase e ripetitiva e artigianale. Di queste due tavolette Zeri possedeva una fotografia in duplice copia collocata tra gli anonimi fiorentini del XIV secolo (scheda n. 5691): al tempo in cui fu eseguita la fotografia, intorno al 1960, l'opera si trovava presso la Galleria Sestieri di Roma. Si aggiunge così un piccolo tassello alla storia della provenienza delle due tavole.
 
Ma la documentazione di Zeri è importante soprattutto per due motivi. La fotografia testimonia infatti quello che era lo stato di conservazione dell'epoca, molto diverso da quello attuale; i restauri hanno posto rimedio a diverse cadute di colore ma hanno conferito un aspetto più compatto ai panneggi e ai volti, specie a quello di san Giacomo. Soprattutto, la stessa foto consente di risalire alla forma originaria dei dipinti: corredati da due cuspidi con l'Annunciazione, ora disperse, essi costituivano gli sportelli laterali di un piccolo trittico. Già al tempo del passaggio presso Sestieri lo scomparto centrale era andato perduto, e le due piccole ante erano state rinchiuse in una finta cornice gotica, invertendo la loro posizione.
 
Sia la composizione asimmetrica sia l'inserimento della scena della Crocifissione in uno scomparto laterale sono tratti tipici del maestro: si ritrovano nel dittico del Museo di Palazzo Venezia a Roma (Zeri 1963, p. 256 nota 6, scheda n. 3296), nei due piccoli sportelli già in collezione Jackson a Oxford (Borenius 1915, p. 27: «Agnolo Gaddi?», Boskovits 1975, cit.), nel trittico di Avignone (Boskovits 1975, cit., Laclotte, Moench 2005, p. 144) e in quello del tutto simile già in collezione De Carlo (Boskovits 1975, cit., scheda n. 3302), in un altro trittico passato presso Finarte a Milano (29 aprile 1998, lotto n. 201, scheda n. 3287) come Lorenzo di Niccolò Gerini, la cui fotografia Zeri conservava giustamente nella cartella del nostro Maestro.
 
 
Particolarmente calzante il confronto con la tavoletta della Crocifissione di Cristo già nel Lindenau-Museum di Altenburg (trafugata nel 1967, cfr. Boskovits, cit, Labriola 2005), identica anche per dimensioni e a sua volta decurtata della cuspide (che forse si accompagnava a un altro scomparto con i Santi Antonio Abate e Giacomo, anche se la storia collezionistica non è del tutto chiara).
 
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi poiché, addentrandosi nel XV secolo, la produzione del maestro tende a farsi nutrita e ripetitiva, al limite della meccanicità. Sperando possano presto riemergere le due cuspidi disperse, importa sottolineare come la documentazione fotografica posseduta da Zeri aiuti a comprendere l'aspetto attuale delle tavole e a ricostruire ciò che è andato perduto.
 
 
Bibliografia
 
Borenius 1915
Tancred Borenius, A little known collection at Oxford, «Burlington Magazine», XXVII, 145, 1915, pp. 21-27, 72-77
 
Offner 1946
Richard Offner, English Furniture, Modern Paintings and Old Masters, Early American Silver, Bronzes, Chinese Art, Rugs, Property of Henry P. McIlhenny and Mrs. John Wintersteen, Parke-Bernet Galleries, 5-7 giugno 1946

Zeri 1963
Federico Zeri, La mostra “Arte in Valdelsa” a Certaldo, «Bollettino d'Arte», XLVIII, 3, 1963, pp. 245-25
 
Boskovits 1975
Miklós Boskovits, Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento 1370-1400, Firenze 1975
 
Proto Pisani 1992
Rosanna Caterina Proto Pisani, Il Museo di Arte Sacra a San Casciano in Val di Pesa, Firenze 1992
 
Laclotte, Moench 2005
Michel Laclotte, Esther Moench, Peinture italienne. Musée du Petit Palais, Avignon, Paris 2005
 
Labriola 2005
Ada Labriola, scheda 26 (Maestro di San Jacopo a Mucciana, Crocifissione), in Da Bernardo Daddi a Beato Angelico, a Botticelli. Dipinti fiorentini del Lindenau Museum di Altenburg, a cura di M. Boskovits, Firenze 2005, pp. 122-124