Federico Zeri e la collezione Nevin: Un laboratorio di studio

di Mauro Minardi
Varie furono le ragioni che portarono Federico Zeri a occuparsi della collezione di circa 175 dipinti costituita dal reverendo americano Robert Jenkins Nevin (1839-1906) tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo nella chiesa di S. Paolo entro le Mura a Roma, da lui fondata e della quale fu primo rettore. Le vicende della ricca collezione, oggetto di ricerche già edite (Dabell 2003, 2005) o in corso (Minardi, 2012), sono in parte note, così come i gusti del suo proprietario, committente di artisti del calibro di Edward Burne-Jones.
Meritano però alcune note le relazioni tra il nucleo delle opere e l'officina di lavoro di Zeri.
Uno degli aspetti distintivi della collezione Nevin è la presenza massiccia di opere di petits maîtres del Tre e del Quattrocento appartenenti alle ‘scuole' dell'Italia centrale, in particolare umbra e marchigiana, incluse tavole veneziane in origine verosimilmente destinate a quei territori.
Nel 1955, nello stilare il catalogo del Gabinetto Fotografico Nazionale relativo ai dipinti del Museo di Palazzo Venezia a Roma, Zeri si imbatté in diversi quadri ex Nevin lì confluiti soprattutto con il lascito Wurts, tra cui opere di Paolo Veneziano (scheda n. 4829), Ottaviano Nelli (scheda n. 15215), Zanino di Pietro (scheda n. 22980) (Santangelo 1947; Zeri 1955). Oltre a queste vi erano due tavole del Quattrocento marchigiano, uno stendardo del Maestro di Staffolo, pittore di cui Zeri avviò la ricostruzione (1948, p. 105 nota 2), e la pala di Bolognola (scheda n. 18973), già attribuita a Girolamo di Giovanni da Camerino, poi riconosciuta a quel Giovan Angelo d'Antonio al centro dell'impalcatura filologica di Due dipinti, la filologia e un nome. Il Maestro delle Tavole Barberini (A. De Marchi in Pittori 2002, pp. 302-303; Mazzalupi 2003).
Negli ultimi anni dell'Ottocento Nevin aveva acquistato dalla collezione Caccialupi di Macerata una Madonna con Bambino in trono tra santa Caterina d'Alessandria e san Paolo, valva di un dittico portatile del Trecento toscano che Zeri avrebbe annesso al catalogo di un'identità da lui creata, il Maestro del San Paolo Perkins (Zeri 1987, p. 102; Id. 1988, pp. 74-75).
 
 
Tale denominazione ha origine dal San Paolo (scheda n. 8040) già nella collezione di Frederick Mason Perkins, cui appartenne anche il dipinto già Caccialupi. Perkins fu infatti uno dei consulenti di Nevin negli ultimi anni di vita del reverendo e curò il catalogo di vendita della raccolta, messa all'incanto a Roma nel 1907 (Catalogo 1907), circostanza nella quale egli stesso si aggiudicò alcune opere. La creazione del Maestro del San Paolo Perkins nasce, inoltre, in relazione al catalogo della collezione Perkins parzialmente donata al Sacro Convento di Assisi, che Zeri pubblicò nel 1988.
Per tali ragioni, e non solo, la copia del catalogo d'asta della collezione Nevin conservata nella biblioteca di Zeri contiene alcune indicazioni relative al riconoscimento delle opere, la più rilevante delle quali è quella concernente il n. 221, che Perkins aveva catalogato come scuola veneziana del primo Quattrocento, per attribuirlo solo in seguito correttamente a Jacobello del Fiore (Perkins 1929): «Trittico. Nella parte centrale Madonna che protegge il popolo; nelle parti laterali S. Giovanni Battista e S. Antonio Abate. Nella predella sta l'iscrizione: mccccvii adis 8 marzo gnnemeria maiestro jacometo deftor depenre» (Catalogo 1907, p. 34).
 
 
Malgrado gli errori di iconografia e di trascrizione dell'iscrizione (trascrizione di quella originale: «M CCCC VII adi X di março jn Veniexia / maiestro Iacometo de Flor depenxe»), è facile per i conoscitori della pittura tardogotica veneziana identificare il dipinto con il trittico di Jacobello del Fiore in origine nella chiesa di S. Maria di Montegranaro, nei pressi di Pesaro (così Important Old Master Pantings 1995, n. 15); un'opera che, dopo tortuose vicende collezionistiche, è di recente stata donata alla chiesa di S. Maria delle Grazie a Pesaro (Giardini 1995). Tale infatti è il collegamento annotato da Zeri. La fototeca dello studioso conserva un piccolo ma interessante nucleo di immagini che documenta lo stato conservativo delle tavole di Montegranaro, oggetto nel Novecento di vari restauri e oggi alquanto impoverite, così come esso appariva alcuni decenni or sono. Il trittico è stato fotografato a New York privo della cornice non originale: sono visibili i segni delle ridipinture (ad esempio nel viso del Bambino), ma alcuni dettagli (i confratelli riuniti sotto il manto della Vergine e il volto di sant'Antonio Abate) rivelano la consistenza della pittura originale, il marcato risalto naturalistico del santo anacoreta, dall'espressione burbera e sorniona rivolta allo spettatore.
 
 
Ha sovente destato interrogativi l'asserzione di Luigi Lanzi che, a proposito dell'operosità del pittore veneziano per Pesaro, cita nella chiesa di S. Cassiano una tavola datata 1401, a fianco di una seconda «del 1409, entrambe sottoscritte Iacometto Flor.» (Lanzi 1795-1796, II/1, p. 15). Quest'ultima è stata talvolta ipoteticamente riconosciuta nell'altro polittico frammentario di Jacobello, raffigurante la Beata Michelina tra sei santi, già in S. Francesco e oggi nei Musei Civici di Pesaro. Ma il complesso non è firmato; e infatti una verifica su un taccuino inedito del Lanzi del 1782-1783, preparatorio per la Storia Pittorica, consente di dirimere il dubbio: «A S. Cassiano in Sagrestia una Madonna fra Santi Cristoforo Mustiola Giovanni Evangelista pietro paolo Cristoforo con data 1401 / e soscrizione Jacometto de Flor. pense. Altra simile del 1409 in Santa Maria di Monte Granaro depense a Venezia» (Lanzi 1782-1783, f. 17r, trascrizione di Laura Bartolucci). Dal testo si evince con chiarezza che la tavola del 1409 è lo stesso trittico di Montegranaro, di cui il Lanzi equivocò la data 1407, attestata come tale già dalle fonti del tardo Cinquecento (Erthler 1991, II, p. 567; Franco in De Marchi, Franco 2000, p. 60).
Un'ultima indicazione riguarda la ricostruzione di polittici smembrati. Con il Sant'Antonio da Padova (scheda n. 19490) appartenuto a Nevin Zeri (1961, p. 176 nota 17) ricostruì una parte del polittico di Vittore Crivelli, probabilmente proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Monte Santo (S. Di Provvido, in Vittore Crivelli 1997, p. 244 n. 65); quattro Santi (scheda n. 23644), primizie di Antonio Vivarini, furono correttamente associati alla Madonna con il Bambino del Museum of Fine Arts di Houston (Zeri 1971, pp. 158-159). Un caso singolare è, tuttavia, quello rappresentato dal polittico venduto all'asta del 1907 come opera della scuola dei Vivarini (Catalogo 1907, p. 14) e acquistato nel 1976 dall'Art Institute di Chicago.
 
 
Il complesso, che l'iconografia induce a pensare di destinazione agostiniana, fu riferito da Zeri ad ambito padovano, mentre oggi è considerato prodotto di cultura veneto-romagnola della metà circa del Quattrocento; per il suo autore si propone qui di coniare l'etichetta di Maestro del polittico Nevin. Zeri rese note altre quattro tavole (schede nn. 26130, 26131, 26162, 26199) pertinenti alla stessa mano, ritenendole provenienti da un secondo polittico frammentario (Zeri in Zeri, A.G. De Marchi 1997, pp. 386-387).
 
 
Chi si è parimenti occupato dell'argomento (De Marchi 1996, p. 62 nota 26; Minardi 1998, pp. 97, 109 nota 39; De Marchi 1999, p. 125), ha invece proposto che questi Santi a mezzo busto sovrastassero i santi oggi a Chicago, come suggeriscono le congruenze tra le misure, il repertorio decorativo, la tipologia delle cèntine e lo stile. A suffragare l'ipotesi vi è un ulteriore dato, benché marginale. Nelle vecchie fotografie pubblicate dallo studioso, risalenti a prima del 1939, i dipinti, che poi hanno conosciuto vicende autonome, risultavano uniti formando due coppie: le cornici modanate, ovviamente posticce, che li inglobavano appaiono le stesse di quelle che ingabbiavano i sette scomparti già Nevin, sintomo di come l'incorniciatura dei pannelli dopo lo smembramento dell'opera, ante 1900, sia stata contestuale. Restiamo quindi in attesa della ricomparsa di quanto manca per completare la ricostruzione: due scomparti del registro superiore, rappresentanti altrettanti santi a mezzo busto, e l'elemento apicale mediano.
 
 
Bibliografia
 
Lanzi 1782-1783
Luigi Lanzi, Viaggio specialmente del 1782 per Bologna, Venezia, la Romagna […], 1782-1783, Firenze, Biblioteca degli Uffizi, ms. n. 36,1
 
Lanzi 1795-1796
Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia, Bassano 1795-1796, 3 voll.
 
Catalogo 1907
Catalogo della vendita della collezione del fu Reverendo Dott. Roberto I. Nevin, rettore della chiesa americana di S. Paolo in Roma, Roma 1907
 
Perkins 1929
Frederick Mason Perkins, A Rediscovered Painting by Jacobello del Fiore, «Apollo», X, 1929, pp. 38-40
 
Santangelo 1947
Antonino Santangelo, Museo di Palazzo Venezia. Catalogo. I dipinti, Roma 1947
 
Zeri 1948
Federico Zeri, Giovanni Antonio da Pesaro, «Proporzioni», II, 1948; ried. in Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull'arte dell'Italia centrale e meridionale dal Trecento al primo Cinquecento, Torino 1992, pp. 105-107
 
Zeri 1955
Federico Zeri, Catalogo del Gabinetto Fotografico Nazionale, 3. I dipinti del Museo di Palazzo Venezia in Roma, Roma 1955
 
Zeri 1961
Federico Zeri, Un polittico di Vittore Crivelli nel Museo Puškin, «Bollettino d'Arte», XLVI, 1961; ried. in Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull'arte dell'Italia centrale e meridionale dal Trecento al primo Cinquecento, Torino 1992, pp. 173-176
 
Zeri 1971
Federico Zeri, Un “San Girolamo” firmato di Giovanni d'Alemagna, in Studi di Storia dell'arte in onore di Antonio Morassi, Milano 1971; ried. in Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull'arte dell'Italia settentrionale dal Trecento al primo Cinquecento, Torino 1998, pp. 155-160
 
Zeri 1987
Federico Zeri, Ricerche nella collezione Perkins. Un “San Paolo” dai molti interrogativi, «Paragone», XXXVIII, 1987, 445; ried. in Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull'arte toscana dal Trecento al primo Cinquecento, Torino 1991, pp. 101-102
 
Zeri 1988
Federico Zeri, La collezione Federico Mason Perkins, Torino 1988
 
Erthler 1991
Paolo M. Erthler, La Madonna delle Grazie di Pesaro. Origine e primi sviluppi del santuario (1469-1687), Roma 1991, 2 voll.
 
Important Old Master Paintings 1995
Important Old Master Paintings [...] Sotheby [...] 19 May 1995, New York 1995
 
Giardini 1995
Claudio Giardini, Jacobello del Fiore. “Trittico di Montegranaro”, Pesaro 1995
 
De Marchi 1996
Andrea De Marchi, Centralità di Padova. Alcuni esempi di interferenza tra scultura e pittura nell'area adriatica alla metà del Quattrocento, in Quattrocento adriatico. Fifteenth-Century Art of the Adriatic rim, atti del convegno (Firenze 1994), a cura di C. Dempsey, Bologna 1996, pp. 57-79
 
Vittore Crivelli 1997
Vittore Crivelli e la pittura del suo tempo nel fermano, a cura di S. Papetti, Milano 1997
 
Zeri, De Marchi 1997
Federico Zeri, Andrea G. De Marchi, La Spezia, Museo Civico Amedeo Lia. Dipinti, Cinisello Balsamo 1997
 
Minardi 1998
Mauro Minardi, Sulle tracce di Ansuino da Forlì, «Arte cristiana», LXXXVI, 1998, pp. 95-112
 
De Marchi 1999
Andrea De Marchi, Problemi aperti su Squarcione pittore e sui romagnoli a Padova, in Francesco Squarcione “pictorum gymnasiarcha singularis”, atti del convegno (1998) a cura di A. De Nicolò Salmazo, Padova 1999, pp. 113-129
 
De Marchi, Franco 2000
Andrea De Marchi, Tiziana Franco, Il gotico internazionale: da Nicolò di Pietro a Michele Giambono, in Pittura veneta nelle Marche, a cura di V. Curzi, Cinisello Balsamo 2000, pp. 53-85
 
Pittori 2002
Pittori a Camerino nel Quattrocento, a cura di A. De Marchi, Milano 2002
 
Dabell 2003
Franck Dabell, Riscoperte e dispersioni dell'arte marchigiana tra Ottocento e Novecento, in I Da Varano e le arti, atti del convegno (Camerino 2001), a cura di A. De Marchi e P.L. Falaschi, Ripatransone 2003, vol. II, pp. 895-901
 
Mazzalupi 2003
Matteo Mazzalupi, Giovanni Angelo d'Antonio 1452. Un punto fermo per la pittura rinascimentale a Camerino, «Nuovi Studi», VIII, 2003, pp. 25-32
 
Dabell 2005
Franck Dabell, The Reverend Doctor Robert Jenkins Nevin, collector of Medieval and Renaissance Art, in Spellbound by Rome. The Anglo-American Community in Rome (1890-1914) and the Founding of Keats-Shelley House, a cura di C. Huemer, catalogo della mostra, Roma 2005, pp. 79-85
 
Minardi 2012
Mauro Minardi, Studi sulla collezione Nevin. I dipinti veneti del XIV e XV secolo, «Saggi e Memorie di Storia dell'arte», XXXVI, 2012, pp. 315-350