Il fondo fotografico di Antonio Muñoz

di Giulia Calanna
Tra i nuclei fotografici appartenuti a storici dell'arte, antiquari, collezionisti, acquisiti da Federico Zeri a partire dalla fine degli anni Quaranta per accrescere la sua fototeca, risulta di particolare interesse quello di Antonio Muñoz (1884-1960). Studioso dalla personalità poliedrica, fu al tempo stesso storico dell'arte, docente, archeologo e architetto autodidatta. Profondo conoscitore di Roma e della sua storia, nonché autore di sonetti in dialetto romanesco, è ricordato anche come insigne romanista.
Quello di Antonio Muñoz è un lascito ricco e importante, costituito, oltreché da materiali fotografici, anche da libri rari, tuttora conservati nella biblioteca di Zeri, e opere d'arte (Zeri 1995; Bacchi 2001). Probabilmente Muñoz lo donò a Zeri verso la fine degli anni Cinquanta (Bellanca 2003) anche in virtù della parentela che li legava. I due storici dell'arte erano cugini di secondo grado: la madre di Muñoz, Angela Zeri, era infatti sorella di Giovanni, nonno dello storico dell'arte.
 
Il fondo di Muñoz, con le sue oltre 2.000 fotografie afferenti alle sezioni di Pittura italiana, Scultura italiana, Architettura, Archeologia e Miniatura, risulta essere uno dei più consistenti tra quelli finora rintracciati nella fototeca di Zeri.
 
 
Una verifica approfondita ha consentito di identificare le fotografie dello studioso grazie alle sue note manoscritte sui versi, spesso accompagnate dalla firma autografa e da riferimenti bibliografici.
Numerose sono le testimonianze rare e di pregio che abbracciano un arco temporale molto vasto, dal 1870 circa alla metà degli anni Cinquanta del Novecento. Ricordo ad esempio la documentazione fotografica completa e rarissima dell'Ottateuco di Smirne, un codice miniato del XII secolo già conservato presso la Biblioteca della Scuola Evangelica di Smirne e distrutto durante un incendio nel 1922.
 
 
Le fotografie sono probabilmente le stesse utilizzate a corredo della pubblicazione a stampa del manoscritto, curata da Dirk Christiaan Hesseling nel 1909.
La varietà di soggetti rappresentati testimonia i molteplici interessi dello studioso per ambiti molto diversificati della storia dell'arte: dall'architettura civile ed ecclesiastica alla miniatura; dalla scultura barocca a opere d'arte e monumenti del Vicino Oriente; dall'archeologia greco-romana e mediorientale alla museologia e museografia.
 
 
Nel 1905 Muñoz frequenta l'Académie des Beaux-Arts di Parigi. L'anno successivo ottiene la laurea in Lettere presso la Regia Università di Roma e nel 1907 segue il corso di perfezionamento in Storia dell'arte tenuto da Adolfo Venturi (Bellanca 2003). Proprio per «L'Arte», la rivista del suo maestro, pubblica i primi saggi e articoli relativi a un'ampia gamma di interessi. Singolare attenzione dedica all'arte bizantina e costantinopolitana e si mostra aggiornato sulla produzione scientifica estera, soprattutto di area austriaca e russa (Gasbarri 2010). Muñoz legge con attenzione gli scritti di Josef Strzygowski, Nikodim Kondakov, Alois Riegl e Dmitrij Ajnalov, i principali studiosi che in quegli anni si occupano di arte tardo antica e bizantina.
L'interesse per le opere d'arte e la cultura orientale era infatti molto diffuso tra gli studiosi e si manifestava anche attraverso la raccolta di testimonianze fotografiche tuttora conservate nei loro archivi. Ricordo che sia Bernard Berenson che Igino Benvenuto Supino conservavano nelle rispettive fototeche molti scatti di opere d'arte e monumenti del Medio Oriente (Pigozzi 2009, p. 86).
 
Animato dunque da un profondo interesse per l'arte mediorientale, nel 1905 lo studioso soggiorna per alcuni mesi in Turchia. A Istanbul ha il privilegio di consultare gli antichi manoscritti greci e latini conservati nella biblioteca del Vecchio Serraglio (Muñoz 1907; Muñoz 1924).
È probabilmente questa l'occasione in cui egli entra in possesso di un ricco nucleo di stampe, circa 150, firmate Sébah & Joaillier, celebre ditta di fotografi attivi in Egitto e Turchia tra il 1888 e il 1934. Le fotografie, ora confluite nei fondi di Archeologia e Architettura della fototeca Zeri, documentano chiese bizantine, moschee, reperti archeologici e mosaici di Istanbul.
 
 
Ancora nel 1905 Muñoz cura l'esposizione d'arte italo-bizantina tenutasi presso l'abbazia di Grottaferrata, alle porte di Roma. La mostra lo vede impegnato nel reperimento delle opere provenienti sia da musei pubblici che da collezioni private, nell'allestimento e nella redazione del catalogo in lingua francese pubblicato da Danesi. Nelle sezioni Archeologia e Miniatura della fototeca ho potuto rintracciare 35 fotografie utilizzate in questo catalogo.
Tra le opere di maggior interesse esposte a Grottaferrata figura il Codex Rossanensis, raro evangelario greco del VI secolo corredato da pregevoli raffigurazioni miniate. Nel 1907 Muñoz cura la prima pubblicazione italiana dedicata a questo antico codice e ne riproduce le miniature con il processo della cromofototipia messo a punto dallo stabilimento Danesi.
Lo studioso, con Ludwig Pollak, cura inoltre l'importante catalogo della collezione di Grigorij Stroganoff, allora conservata nell'omonimo palazzo romano di via Sistina. Vi poté accedere in virtù dei personali rapporti d'amicizia che lo legavano al conte russo. Dopo la morte di Stroganoff, nel 1911, la collezione è stata smembrata e in parte dispersa intorno agli anni '20 del Novecento (Moretti 2007). Il catalogo, redatto da Muñoz tra il 1911 e il 1912, rimane l'unica testimonianza delle opere d'arte raccolte dal conte in circa settant'anni.
 
Dagli anni Dieci in poi le pubblicazioni di carattere storico-artistico si diradano a causa dei numerosi impegni istituzionali. Nel 1909, infatti, Muñoz entra a far parte dell'amministrazione pubblica, prima come Ispettore ai monumenti, musei, gallerie e scavi di antichità di Roma e, dal 1914, come Soprintendente ai Monumenti del Lazio.
Durante il periodo di attività presso la Soprintendenza si occupa di interventi conservativi del patrimonio artistico, dagli affreschi agli episodi di arredo urbano, dalle sistemazioni di reperti archeologici agli interventi di restauro architettonico. Assume inoltre la direzione artistica dei restauri di templi e basiliche romane, come, ad esempio, quelli della basilica di S. Sabina all'Aventino, a partire dal 1914, e del Tempio di Venere e Roma, portato a termine in pochi mesi fra il 1934 e il 1935.
Molte stampe fotografiche appartenute allo studioso documentano questi interventi e testimoniano l'importanza sempre crescente assunta dalla fotografia in ambito storico-artistico come strumento privilegiato per la tutela e la conoscenza delle vicende storiche e conservative dei monumenti e delle opere d'arte.
 
 
L'ultimo incarico affidato a Muñoz nell'amministrazione pubblica fu, dopo la guerra, il riordino del Gabinetto Fotografico Nazionale (Bellanca 2003).
 
Lo studio approfondito e puntuale dei materiali fotografici ha offerto, quindi, elementi di riflessione sulla personalità complessa di un protagonista della politica culturale italiana del primo Novecento e sul peso, finora taciuto, che dovette avere nella formazione del giovane Zeri.
Il trapasso di eredità culturale che ne emerge evidenzia, infatti, tangenze di interessi e curiosità intellettuali, dalla passione per l'arte tardo antica e mediorientale all'attenzione per la cultura popolare; dalla coscienza del valore identitario del nostro patrimonio culturale all'impegno per la sua tutela.
 
 
Bibliografia
 
Muñoz 1907
Antonio Muñoz, Nella Biblioteca del Serraglio a Costantinopoli, «Nuova Antologia», n. 214, 16 luglio 1907, pp. 314-320
 
Muñoz 1924
Antonio Muñoz, Tre codici miniati della Biblioteca del Serraglio a Costantinopoli, in A. Muñoz, Studi Bizantini, Istituto per l'Europa Orientale, Roma 1924, pp. 3-7
 
Zeri 1995
Federico Zeri, Confesso che ho sbagliato, Milano 1995
 
Bacchi 2001
Andrea Bacchi, Federico Zeri collezionista, in Venti modi di essere Zeri, a cura di M. Gregori, Torino 2001, pp. 42-50
 
Bellanca 2003
Calogero Bellanca, Antonio Muñoz. La politica di tutela dei monumenti di Roma durante il governatorato, Roma 2003
 
Moretti 2007
Simona Moretti, Roma bizantina. Opere d'arte dall'impero di Costantinopoli nelle collezioni romane, Roma 2007
 
Pigozzi 2009
Marinella Pigozzi, Fototeche d'arte e didattica. La realtà universitaria bolognese, in Insegnare la storia dell'arte, a cura di A. Ghirardi, C. Franzoni, S. Simoni, S. Nicolini, Bologna 2009
 
Sambo 2009
Elisabetta Sambo, Per una storia della fototeca di Federico Zeri, in Federico Zeri, Dietro l'immagine. Opere d'arte e fotografia, a cura di A. Ottani Cavina, catalogo della mostra (Bologna), Torino 2009, pp. 109-112
 
Gasbarri 2010
Giovanni Gasbarri, Lo studio degli avori bizantini in Italia tra '800 e '900 attraverso “L'arte” di Adolfo Venturi, «Tecla», I, 2010, pp. 30-56
 
Al fondo Muñoz è stata dedicata la mostra Dall'antica Roma al Medio Oriente. Fotografie dalle sezioni Archeologia e Architettura della Fototeca Zeri, curata in occasione di Artelibro 2011 da M. Cavicchi e G. Calanna (Bologna, Fondazione Federico Zeri, 22 settembre-31 ottobre 2011).
Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare presso la Fondazione Federico Zeri la tesi di laurea magistrale: Giulia Calanna, Fotografie d'Oriente e d'Occidente nel fondo Muñoz presso la Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna, relatore M. Pigozzi, a.a. 2010-2011.