Una pala di Carlo Sellitto e il suo 'doppio' nella Fototeca Zeri

di Giuseppe Porzio
Tra i rari contributi all'esiguo catalogo di Carlo Sellitto (1581-1614) un apporto rilevante, sia per la definizione di un contesto storico sia, soprattutto, per una messa a fuoco della bottega del maestro, è stato offerto nella metà degli scorsi anni Ottanta dal recupero conservativo e critico di un Sant'Antonio da Padova e angeli nella chiesa della Santissima Annunziata di Arienzo (tela, cm 203×147), restaurato tra il dicembre 1981 e il gennaio 1984 nei laboratori dell'allora Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli.
 
 
Si trattava di un impressionante esempio di attualizzazione in chiave di realismo caravaggesco di un'iconografia devozionale elaborata a Napoli nella seconda metà del Quattrocento e rappresentata nella sua formulazione più compiuta dalla tavola di analogo tema, oggi a Capodimonte, già riferita al cosiddetto «Maestro di San Giovanni da Capestrano» (scheda n. 21134, cfr. ora Pezzuto 2010, pp. 35 e 47, fig. 18, come «pittore napoletano del terzo quarto del Quattrocento»).
 
 
È stata Flavia Petrelli (1985) ad aver collegato il Sant'Antonio, originariamente collocato sull'altare della terza cappella a sinistra, di patronato dei De Ferrellis, a un pagamento del gennaio 1610 che registrava il versamento a Sellitto di 5 ducati, in acconto di 114, da parte di un membro di quella famiglia, Francesco, per l'esecuzione di un'ancona di soggetto non specificato (Carlo Sellitto 1977, p. 130, n. 10). Il fatto che la somma venisse girata dal pittore a un suo apprendista, tale «Carluccio Marotta», poteva spiegare, con l'ipotesi cioè di un intervento di collaborazione, una certa flessione qualitativa ravvisata dalla studiosa – giustamente – nelle figure degli angeli musicanti; una situazione, questa, che trovava una conferma anche nella tardiva consegna dell'opera, per la quale il pittore avrebbe ricevuto un ulteriore pagamento nel gennaio 1614, poco prima della sua morte (ivi, p. 135, n. 43).
 
Dato il notevole interesse del problema, la ricostruzione merita però alcune precisazioni: innanzitutto nello stesso giornale copiapolizze è sfuggito finora agli studi un secondo pagamento eseguito da De Ferrellis due mesi dopo il primo, in cui è nominato un altro garzone di Sellitto, «Petrillo Cocozza» (Archivio Storico dell'Istituto Banco di Napoli-Fondazione, Sacro Monte e Banco dei Poveri, giornale di cassa, matr. 6, c. 101r, 9 marzo 1610, partita di 10 ducati); il che inficia la possibilità di individuare in Marotta l'aiuto esclusivo del maestro nel completamento della «cona». Inoltre il documento del 1614 (ancora regestato in Nappi 1992, p. 101) in realtà non esiste, non essendo altro che la riproposizione del primo con leggere varianti di trascrizione ed errata segnatura archivistica; e ciò rimuove il problema di una dilatazione temporale così ampia nella serie dei pagamenti.
 
Ma il riesame dell'intera questione e il riscontro del dipinto (nel frattempo trasferito in deposito, a seguito del grave e completo abbandono dell'edificio, presso la parrocchia di Sant'Andrea apostolo e non visibile) mi permette finalmente di chiarire anche una difficoltà emersa in una precedente occasione (Porzio 2011, p. 151, nota 2), non solubile sulla base del solo confronto fotografico, e cioè che non appartengono alla tela arienzana, bensì a una sua replica palmare, due frammenti con le figure degli angeli musicanti ai lati del santo documentati nell'archivio della Fondazione Zeri nel fascicolo intestato a Sellitto (schede nn. 49531, 49532) e transitati – secondo la nota autografa dello studioso – prima del giugno del 1997 sul mercato antiquario romano.
 
 
A questi due brani, per di più, mi è ora possibile ricongiungere – seppure idealmente – un terzo frammento con il registro superiore della composizione, conservato nel Museo Antoniano di Padova (tela, cm 83×180); frammento già pubblicato, ancor prima della pala di Arienzo, sotto il nome incongruo di Domenico Fiasella (cfr. M. Lucco, in Gorini 1981, pp. 56-57, n. 35), più tardi corretto in direzione di un precoce caravaggesco napoletano (cfr. F. Benedettucci, in Lorenzoni, Dal Pozzolo 1995, pp. 126-127, n. 49, dove il nome di Sellitto è già evocato tra i riferimenti possibili per il pezzo in esame).
 
 
La provenienza della tela padovana non è purtroppo documentata; l'opinione corrente, non suffragata dalle carte d'archivio, che essa rientrasse nel legato di Alfonso Maria Orlini, O.F.M. Conv. († 1972), già direttore della Biblioteca Antoniana e poi Ministro provinciale della Provincia Patavina (cfr. ivi, p. 126), non ne chiarisce il rapporto con l'esemplare arienzano.
A onta dello smembramento, i tre lacerti non sembrano aver subito ai margini esterni significativi ridimensionamenti e conservano perciò ampie parti di figurazione andate perdute nel quadro dell'Annunziata, sensibilmente decurtato nel corso del XVII secolo. La qualità del ritrovato Sant'Antonio (o meglio: di ciò che ne resta) appare tuttavia, nel volto del protagonista, un punto inferiore a quella del suo doppio, sebbene siffatto giudizio debba tener conto anche delle gravi traversie conservative da esso patite. Mi pare a ogni modo corretto – anche in considerazione dei numerosi casi di repliche riconducibili al corpus sellittiano – mantenere l'opera nell'immediata cerchia del pittore, come testimonianza residua di uno dei lasciti più salienti quanto sfortunati del primo naturalismo meridionale.
 
 
Bibliografia
 
Carlo Sellitto 1977
Mostra didattica di Carlo Sellitto primo caravaggesco napoletano, catalogo della mostra, Napoli 1977
 
Gorini 1981
Giovanni Gorini (a cura di), S. Antonio 1231-1981. Il suo tempo, il suo culto e la sua città, catalogo della mostra, Padova 1981
 
Petrelli 1985
Flavia Petrelli, Un'ipotesi per Carlo Sellitto, «Storia dell'Arte», 54, 1985, pp. 209-214
 
Nappi 1992
Eduardo Nappi (a cura di), Catalogo delle pubblicazioni edite dal 1883 al 1990, riguardanti le opere di architetti, pittori, scultori, marmorari ed intagliatori per i secoli XVI e XVII, pagate tramite gli antichi banchi pubblici napoletani, Milano 1992
 
Lorenzoni, Dal Pozzolo 1995
Giovanni Lorenzoni, Enrico Maria Dal Pozzolo (a cura di), Basilica del Santo. Dipinti, sculture, tarsie, disegni e modelli, Roma 1995
 
Pezzuto 2010
Luca Pezzuto, Un nuovo ordinamento e una nuova datazione per la pala del «Maestro di San Giovanni da Capestrano», «Prospettiva», 138, 2010, pp. 35-48
 
Porzio 2011
Giuseppe Porzio, Un San Francesco di Carlo Sellitto da ritrovare, in Ricerche sul '600 napoletano. Saggi e documenti 2010-2011, Napoli 2011, pp. 147-152