L’imbattersi in opere non originali è insito nella pratica della connoisseurship, ma per Federico Zeri la più interessante tra le accezioni di falso è quella che «tenta di penetrare nello spirito e nel mondo espressivo di una determinata epoca», con un processo di immedesimazione che però non riesce a cancellare in nessun modo il gusto contemporaneo dell’artefice (Il falsario in calcinaccio, 1971).

A questo tema lo studioso dedicò numerosi scritti, in gran parte raccolti nel volume Cos'è un falso e altre conversazioni sull'arte, a cura di Marco Bona Castellotti (2011), inoltre memorabili interventi di denuncia alla radio e alla televisione che spesso gli costarono inimicizie e clamorosi allontanamenti (ricordiamo I falsi ModiglianiIl trono Ludovisi; Il falso Kuros del Getty Museum).

L’interesse per i falsi è documentato anche nella sua fototeca da uno straordinario nucleo di 2.192 fotografie, provenienti quasi totalmente dal mercato e dal collezionismo privato. Si tratta di un materiale prezioso, in parte antico, che documenta la produzione e circolazione di questi manufatti dalla fine dell’Ottocento al 1998 (anno della scomparsa di Zeri) e l’interesse dello studioso per alcune personalità di falsari del secolo scorso.

La sezione Falsi è divisa in Falsi di pittura (1.659 fotografie) e Falsi di scultura (533), in gran parte ordinate dallo studioso secondo il consueto criterio cronologico e culturale/stilistico, in questo caso rivolto ai prototipi di cui le opere documentate sono falsificazioni, talvolta mantenendo solo lo stile o ambito culturale del modello (per esempio ‘Falsi: Firenze sec. XIV’), talvolta precisando l’artista che il falsario intendeva riprodurre (‘Falsi: Firenze sec. XV: Beato Angelico e Botticelli’).
In pochi casi, per il Falsario in Calcinaccio, il Falsario Patetico e Icilio Federico Joni, Zeri ha ordinato le fotografie secondo un criterio monografico.

Le fotografie, spesso con annotazioni autografe di Zeri sul verso, sono per la maggior parte gelatine ai sali d’argento, ma sono documentate anche tecniche di stampa storiche.
Molte provengono da gallerie e antiquari attivi nella seconda metà del XX secolo (De Crescenzo, French & Co., Frederick Mont) e da archivi di antiquari storici confluiti nella fototeca dello studioso, come Giuseppe Bellesi di Londra, Luigi Grassi di Firenze e, soprattutto, la Galleria Sangiorgi di Roma con 208 fotografie.  Queste costituiscono il gruppo di fotografie più rilevante tra i Falsi di scultura. La maggior parte raffigurano i cosiddetti ‘Parrucconi’, busti ottocenteschi ispirati alla scultura rinascimentale e barocca. Riproduzioni in stile di monarchi, donne illustri, letterati, musicisti e aristocratici, sono classificati da Zeri come imitazioni ottocentesche, realizzate nel contesto delle riproduzioni in stile proposte sul mercato dalla Galleria romana a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Tra i Falsi di pittura le opere più documentate sono primitivi e fondi oro dal XIII al XV secolo, a seguire ritratti in stile rinascimentale e vedute veneziane del XVIII secolo.

 

Nel 2023 la Fondazione ha concluso la catalogazione di questo nucleo grazie al contributo dell’Associazione Amici di Federico Zeri.