All’interno della Fototeca Zeri, la serie denominata “Varie” è costituita da diversi nuclei fotografici e documentari che, al momento della morte dello studioso, risultavano privi di un apparente ordinamento e separati dalle altre sezioni.
Recenti ricerche condotte nell’ambito del progetto realizzato con il contributo di Emanuela e Silvano Merlatti hanno chiarito le principali caratteristiche di questo fondo, costituito da circa 10.000 fototipi, la cui formazione rispecchia il percorso professionale e intellettuale di Federico Zeri e restituisce l’articolata rete dei suoi rapporti e frequentazioni.
Alcuni fascicoli erano stati classificati come “Problemi” e contengono materiale riunito nella fase più frenetica della sua attività di conoscitore, tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, e relativo a opere di difficile attribuzione, sulle quali si manteneva sospeso ogni giudizio critico: in alcuni casi gli studi successivi si sono orientati verso proposte condivise, in altri casi, invece, gli interrogativi rimangono ancora oggi aperti, senza che la critica abbia raggiunto un’opinione unanime, come per il Monaco con la croce della collezione Thyssen-Bornemisza.
La suddivisione per secoli e per soggetto iconografico, diversa dalla classificazione per scuole e autori delle altre sezioni della sua fototeca, restituisce l’immagine di un materiale fluido, non definitivo, ma strutturato come un esercizio continuo per le proprie abilità di conoscitore.
Un’altra parte del fondo è costituito da fotografie e documentazione raccolte da Federico Zeri nell’ultimo decennio di vita e non ordinate probabilmente per mancanza di tempo di fronte al rapido accrescimento della fototeca: accanto a nuclei provenienti da archivi acquisiti in blocco e solo in parte ripartiti nelle diverse sezioni della raccolta, gran parte del materiale è riconducibile ai rapporti tenuti dallo studioso con case d’aste, antiquari e privati collezionisti, che a lui si rivolgevano per chiedere pareri e valutazioni, come nel caso del Ritratto di Borso d’Este (1606-1657), attribuito dallo studioso a Ludovico Lana in una perizia allegata. Numerose sono poi le fotografie legate a progetti editoriali nei quali Zeri fu coinvolto, alcuni pubblicati, altri rimasti inediti: dai cataloghi di diversi musei italiani, come l’Accademia Carrara di Bergamo o il Museo Civico di Pesaro, alle collezioni di pittura italiana in alcuni musei stranieri.
Sono catalogate e disponibili online 150 fotografie provenienti da queste serie, scelte come campione in grado di rappresentare, nella grande varietà tipologica, iconografica e cronologica, le potenzialità di ricerca e sviluppo che offre questa sezione della raccolta.
Le foto consentono alcune precisazioni sulla provenienza o sulla vicenda collezionistica di diverse opere, come per la Croce dipinta firmata “Michael”, dal 1995 al Museum of Art di Cleveland, della quale si attesta un passaggio a Firenze, presso la collezione Siviero, oppure per la Madonna con il Bambino, originario scomparto centrale di un trittico per Sant’Antonino a Gesualdo (AV), negli anni Venti del secolo scorso proprietà Contini Bonaccossi e oggi dispersa.
In maniera analoga, un dettaglio fotografico del supporto della Natività della Vergine, oggi al Museo Civico di Feltre e già riconosciuta a Pietro Marescalchi, consente di identificare il quadro con quello di medesimo soggetto ricordato dagli inventari seicenteschi nella collezione del marchese spagnolo Gaspar De Guzman y Haro, con la più prestigiosa attribuzione a Bartolomeo Schedoni.
Talvolta le fotografie documentano stati conservativi di cui altrimenti non avremmo testimonianza, come avviene nel caso della Madonna annunciata ora al Blanton Museum di Austin o del pannello con i Santi Luca Evangelista e Alberto del Museum di El Paso, precedentemente riquadrati.
Rare sono le annotazioni autografe di Zeri sulle foto di questa sezione: un’eccezione significativa riguarda un dipinto inedito, già nella collezione dei duchi Sforza Cesarini, che lo studioso riconosceva come opera del pittore barocco Girolamo Troppa, identificabile con la tela raffigurante Lot e le figlie menzionata dagli inventari e finora ritenuta dispersa.
A volte la classificazione stessa del materiale permette nuove attribuzioni oppure la ricostruzione di complessi smembrati, come i due scomparti di predella, accostati perché riconducibili probabilmente a un medesimo polittico di cui facevano parte anche altri pannelli, documentati all’interno della Fototeca Fahy, attribuibili a un pittore di ambito lucchese del secondo quarto del XV secolo.
Come ultimo caso esemplificativo, si pone l’accento su un olio su rame con la Disputa sulla genealogia della Vergine, recentemente riemerso sul mercato antiquario: il dettaglio fotografico di un’iscrizione, oggi ormai illeggibile, consente, con il supporto dall’analisi stilistica, una nuova attribuzione a Marco da Faenza.
L'obiettivo è procedere con il riordino complessivo delle serie e con la catalogazione e pubblicazione online di tutti i materiali di questa parte della Fototeca Zeri, complementare alle altre sezioni, che riesce ancora a trasmettere la voce e il metodo dello studioso.