Affreschi perduti in Emilia-Romagna: 1943-1945

Nel corso della seconda guerra mondiale l’Emilia-Romagna subì ingenti bombardamenti. A farne le spese, oltre alla popolazione, furono molti edifici religiosi e civili, non solo nelle grandi città ma anche nei centri minori. Di alcuni cicli pittorici che vi si conservavano le fotografie tramandano l’unica memoria visiva.

Tra le perdite più significative vi fu quella degli affreschi della chiesa di Santa Maria in Porto Fuori a Ravenna, ritenuti oggi dalla critica opera di Pietro da Rimini.
La presenza nella fototeca di Federico Zeri dell’intera campagna fotografica sugli affreschi realizzata dagli Alinari all’inizio del Novecento, testimonia l’interesse dello studioso per la pittura riminese del Trecento.
Il ciclo di Ravenna rappresenta un caso interessante di doppia dispersione. Dai bombardamenti che nel dicembre del 1944 rasero al suolo la chiesa furono recuperati 8 frammenti. Collocati di nuovo all’interno dell’edificio dopo la sua ricostruzione, gli affreschi sono stati rubati nel 1993 e mai più recuperati.

Un'altra opera capitale per la pittura romagnola distrutta dalle bombe è la cappella Feo nella Chiesa di San Biagio a Forlì. Affrescata da Melozzo a partire dal 1493 e completata da Marco Palmezzano, essa ci è nota grazie agli scatti di fotografi come Anderson, Alinari e Croci.

Poco noti sono invece alcuni affreschi perduti nelle chiese di Bologna, che compaiono in un gruppo di stampe del fotografo Villani : le quadrature settecentesche di Gioacchino Pizzoli nell’oratorio della Madonna del Soccorso; due Santi già nella chiesa di San Francesco; una trecentesca Madonna con Bambino situata nel presbiterio della piccola chiesa di San Prospero di Galliera in provincia di Bologna, distrutta nel 1944.
Le foto Villani furono acquisite da Zeri probabilmente al momento della cessione delle lastre dello studio bolognese agli Alinari, a testimonianza di come lo studioso fosse sempre pronto e attento a recuperare documentazione fotografica da varie fonti.